• Informazioni personali

    MI CHIAMO
    Tommaso D'Errico
    SONO NATO A
    Roma, il 14/01/1982
    LA MIA PROFESSIONE
    Grafico e Web Designer
    LAUREATO IN
    Scienze della Comunicazione
    con votazione 110/110
    IL MIO CURRICULUM
  • Il mio lavoro

    La questione è semplice: il mio lavoro è la mia più grande passione.

    Quello che faccio per i miei clienti lo faccio anche per me.
    La soddisfazione di un cliente è la mia gioia per un progetto che ha raggiunto l'obiettivo. Non esiste una garanzia migliore.

    Creatività, accuratezza e precisione sono gli aspetti che più mi contraddistinguono nel lavoro.
    Sono fermamente convinto dell’importanza dei dettagli per la realizzazione di un prodotto qualitativamente superiore.
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Il dentista

 

L’uomo entrò correndo nello studio del dentista, tenendosi la bocca con entrambe la mani. Aveva gli occhi gonfi e allucinati, due occhiaie profonde: era a dir poco sconvolto. Non degnò di uno sguardo la segretaria che cercava di fermarlo e, sgomitando tra le persone in attesa, in poche falcate fu in sala operatoria.
Il dentista, un uomo corpulento e pacato, se lo vide piombare lì dentro all’improvviso, mentre trapanava una carie a una signora di mezza età. L’uomo lo guardò con occhi disperati e, sempre reggendosi la bocca con le mani, mugugnò qualcosa di incomprensibile, guardandosi freneticamente intorno come se stesse cercando qualcosa. Si lanciò quindi verso la scrivania del medico, con un gesto brusco scagliò via i fogli e gli oggetti che vi erano poggiati e, mentre il dentista era già alle sue spalle, aprì la bocca e in un’orrenda cacofonia di versi vomitò sul tavolino una manciata di denti.
I piccoli ossicini, bianchi e perfettamente integri, rotolarono sulla superficie metallica tintinnando in modo sinistro. Il dentista e la segretaria, che aveva seguito l’uomo fin dentro la sala nel prolungato tentativo di placarne l’irruenza, guardavano increduli e immobili, mentre la paziente di mezza età cercava di sporgersi dal lettino per capire cosa stesse succedendo, mettendo a dura prova i flaccidi muscoli dell’addome.
Guavdi, guavdi! bofonchiò l’uomo sdentato rivolto al dentista, indicando terrorizzato i propri denti sul tavolo. Il dentista guardò, e sotto i suoi occhi i denti sparsi sulla scrivania iniziarono a tremare, scossi da brividi intensi, mentre sulle lisce superfici si formavano delle piccole crepe, dapprima impercettibili: poi vide le crepe allargarsi e i piccoli sassolini scricchiolare come dei gusci sul punto di schiudersi. Il dentista lanciò un’occhiata all’uomo, ma quello tremava e fissava inebetito l’immondo spettacolo. E, infine, davvero quei denti si aprirono come minuscole uova, sottili involucri camuffati da solide ossa.
Ma ecco, fatto ancora più strabiliante, che oscene creature ne vennero fuori, umidi insetti neri partoriti da chissà quale incubo. Emettendo sibili acuti e scuotendo gli arti appiccicosi, gli insoliti artropodi presero appena confidenza con la loro struttura anatomica e subito si levarono in volo in uno sciame ronzante.
Mentre la segretaria fuggiva urlando tutta la sua isteria, sbracciandosi per cacciare le neonate creature evidentemente attratte dalla sua folta chioma, il dentista, imperturbabile uomo di scienza, non rimase impalato e afferrato con decisione un braccio dell’uomo lo trascinò alla finestra, venga alla luce, si faccia guardare, gli disse. La signora sul lettino, ancora sdraiata e incapace di afferrare con precisione il senso degli eventi, osservava la scena a bocca aperta: vide allora il camice del medico, che le dava le spalle mentre alla luce della finestra scrutava nella bocca dell’uomo, gonfiarsi come se un enorme serpente gli fosse uscito dal di dietro. Esterrefatta, osservò una squamosa coda marrone spuntare silenziosamente fuori, e crescere, crescere allungandosi smisurata e agitarsi nell’aria, fintanto a sfiorarla, finché il dentista, con un movimento fulmineo, non si girò di scatto sui talloni e usando la coda come una frusta colpì l’uomo con violenza in pieno petto, facendolo volare oltre il davanzale. Il dentista, con l’innaturale muscolo che ancora fendeva l’aria come alla ricerca di prede, si sporse in fuori per guardare l’uomo precipitare e, in pochi istanti, lo vide compiere una prodigiosa metamorfosi: la schiena lacerarsi generando due ali da libellula, gli arti allungarsi e annerirsi e, con due possenti colpi d’ala, lo vide stabilizzarsi in volo a pochi metri da terra.
L’enorme uomo-insetto si voltò allora verso di lui, mostrandogli soddisfatto un gelido ghigno di zanne bianchissime, prima di librarsi in volo rapido e sicuro scomparendo nel cielo in lontananza. Il medico, allora, si voltò tranquillamente, chiudendosi la finestra alle spalle. La coda era sparita, riassorbita dentro il camice così come ne era venuta fuori, e sul suo volto era stampata un’espressione di paternalistica sopportazione.
“Queste ottuse e sciocche creature” disse rivolto alla signora sul lettino, “non sanno più che scherzi inventarsi per soddisfare i loro istinti infantili. Mi scusi tanto sa, mi lavo le mani e sono subito da lei”.

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